L’epidemia generata dalla diffusione di COVID-19, la malattia provocata dal virus SARS-CoV-2, è un evento di portata storica per le dimensioni che ha assunto sia in termini epidemiologici, sia di flusso di informazioni.

Quella che gli esperti definiscono “infodemia” è una situazione di “caos informativo” nella quale circola “una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili” (da Treccani).

In poche parole, le fonti affidabili ci sono, ma è difficile distinguerle dal rumore di fondo che ha raggiunto livelli probabilmente mai raggiunti finora.

Nell’analisi della situazione italiana non si può non tener conto dei ruoli dei diversi attori che a vario titolo si ritrovano coinvolti nei processi comunicativi.

Gli organi di informazione (dai quotidiani, alle televisioni e alle radio) non sempre sono stati in grado di trattare le notizie scientifiche con le opportune accortezze, rendendosi in molti casi responsabili di flussi di informazione poco utili se non del tutto dannosi ai fini di una gestione collettiva dell’epidemia.

Possiamo ricordare come nella fase iniziale del problema, quella in cui sono stati individuati i primi focolai del contagio in Italia, la risposta dei principali mezzi di informazione è stata di tipo sensazionalistico con il risultato di seminare inutilmente il panico nella popolazione per poi cambiare radicalmente registro da un giorno all’altro minimizzando eccessivamente, come emerge da un’analisi della linguista Vera Gheno pubblicata sul sito di Treccani di cui mostriamo un breve estratto:

I titoli delle prime pagine di alcuni dei principali quotidiani (appartenenti a vari schieramenti politici), fotografati dal giornalista Luigi Ambrosio il 22 febbraio 2020, a ridosso della scoperta dei casi italiani, erano: “Italia infetta. In Veneto il primo morto di coronavirus”; “Virus, il Nord nella paura”; “Contagi e morte, il morbo è tra noi”; “Vade retro virus. Primo morto: un 77enne a Padova”; “Avanza il virus, Nord in quarantena
[…]
Si giunge, così, pochi giorni dopo, verso il 23-24 febbraio 2020, alla terza fase dell’informazione. Sono arrivati, sia a livello politico che sanitario, inviti ai media ad abbassare e contenere i toni, perché era diventato evidente che la situazione stava sfuggendo di mano.”

È difficile, se non impossibile, stabilire le ragioni alla base di un tale atteggiamento, ma quello che ci interessa sottolineare è la difficoltà da parte del giornalismo di individuare, valutare e comunicare una notizia scientifica complessa in una situazione di urgenza e incertezza.

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